L'ingrata
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Negli anni ottanta, Dina Nayeri, ancora bambina, fuggì dall'Iran in guerra con la sua famiglia. Il rumore delle bombe e le corse per nascondersi divennero parte della sua vita quotidiana. In seguito, nei rifugi di Londra, Dubai e Roma, scoprì il silenzio del sonno tranquillo, la sua prima idea di pace. Sua madre le insegnò a pregare e a essere grata. L'esperienza dei migranti ha ispirato molte narrazioni, dall'Eneide a storie moderne di individui che affrontano la perdita e l'isolamento. Dopo un reportage sul "Guardian", Nayeri si confronta con la domanda cruciale del nostro tempo: cosa significa essere un migrante e, in particolare, un rifugiato? Qual è il costo dell'integrazione? La risposta è chiara: il rifugiato deve adattarsi, essere meno esigente e accettare un destino di continua precarietà, passando da richiedente asilo a intruso. Attraverso la sua esperienza, l'autrice esplora la vita di chi è costretto a fuggire, il rifiuto delle comunità ospitanti e la tragedia dello straniamento identitario che si verifica quotidianamente.


