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Fuorimondo

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Davanti a casa di Maria c'è una striscia di terra sottile che è fatta per l'attesa. Lì si fermano le ragazze del paese: bussano e aspettano. Vogliono vedere i ragazzi, Luka, Artur, Enea, Johan, vogliono vedere Rudolf soprattutto, il bel Dolfi, che da quando ha smesso di suonare il violino passa il tempo sul divano a guardare la televisione muta, con il sorriso gentile e una tomba aperta nel petto. È per lui che viene Manuela, scialba e malinconica. Tra tutte è la più costante, quella che dell'attesa non si stanca. Dalla casa accanto, Tamar invece semplicemente guarda. Il destino le ha assegnato il ruolo di spettatrice, di chi assiste alla vita senza mai farne parte davvero. Finché un giorno, in quella terra dello smarrimento davanti a casa di Maria, compare il corpo senza vita di Manuela. Un'altra «giovane morte» dopo quella del piccolo Rafi, il bambino prodigio, che se n'è andato lasciando a Tamar un brivido carico di presagi. Attorno a queste due assenze, buchi neri nei quali precipita la vita di una comunità intera, si muovono personaggi da sogno o da incubo, figure struggenti colte in un presente che è insieme condensazione di una storia e prefigurazione di un destino: come Esmé, la madre senza grembo, che si rifugia nell'amore impossibile di chi non c'è più e si nega a chi invece la vuole con forza; zia Lali, che conosce l'arte di dire grazie; Nikolin, il calzolaio che conta le scarpe; e poi Dolfi con la sua bellezza succulenta, e naturalmente Tamar. È sua la voce che cuce i fili della vicenda, lo sguardo spaesato che rifiuta l'ovvietà e mette in questione ogni cosa, che dichiara e ritratta, rivela e nasconde. Ed è proprio grazie a queste smagliature nel tessuto della narrazione, grazie alla sfocatura perfettamente incarnata dalla scrittura straniante e poetica di Ornela Vorpsi, che Tamar ci costringe a dubitare dei confini che separano normalità e follia, colpa e innocenza, desiderio e rinuncia. In perfetto equilibrio tra gioia di vivere e dolore, <i>Fuorimondo</i> torna ad affrontare i temi cari all'autrice, ma ne esplora il lato più metafisico. Il ritratto di un universo abitato da fantasmi in carne e ossa, ognuno proiettato verso il suo personalissimo altrove, mentre su tutti incombe il fascino dell'altrove per definizione: perché forse andarsene per sempre, vivere solo nella memoria o nel rimorso di chi resta, è la forma più potente di esistenza.

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Fuorimondo, Ornela Vorpsi

Jazyk
Rok vydání
2012
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(měkká),
Stav knihy
Dobrá
Cena
199 Kč

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Titul
Fuorimondo
Jazyk
italsky
Rok vydání
2012
Vazba
měkká
Počet stran
168
ISBN10
8806210157
ISBN13
9788806210151
Série
Štítky
Anotace
Davanti a casa di Maria c'è una striscia di terra sottile che è fatta per l'attesa. Lì si fermano le ragazze del paese: bussano e aspettano. Vogliono vedere i ragazzi, Luka, Artur, Enea, Johan, vogliono vedere Rudolf soprattutto, il bel Dolfi, che da quando ha smesso di suonare il violino passa il tempo sul divano a guardare la televisione muta, con il sorriso gentile e una tomba aperta nel petto. È per lui che viene Manuela, scialba e malinconica. Tra tutte è la più costante, quella che dell'attesa non si stanca. Dalla casa accanto, Tamar invece semplicemente guarda. Il destino le ha assegnato il ruolo di spettatrice, di chi assiste alla vita senza mai farne parte davvero. Finché un giorno, in quella terra dello smarrimento davanti a casa di Maria, compare il corpo senza vita di Manuela. Un'altra «giovane morte» dopo quella del piccolo Rafi, il bambino prodigio, che se n'è andato lasciando a Tamar un brivido carico di presagi. Attorno a queste due assenze, buchi neri nei quali precipita la vita di una comunità intera, si muovono personaggi da sogno o da incubo, figure struggenti colte in un presente che è insieme condensazione di una storia e prefigurazione di un destino: come Esmé, la madre senza grembo, che si rifugia nell'amore impossibile di chi non c'è più e si nega a chi invece la vuole con forza; zia Lali, che conosce l'arte di dire grazie; Nikolin, il calzolaio che conta le scarpe; e poi Dolfi con la sua bellezza succulenta, e naturalmente Tamar. È sua la voce che cuce i fili della vicenda, lo sguardo spaesato che rifiuta l'ovvietà e mette in questione ogni cosa, che dichiara e ritratta, rivela e nasconde. Ed è proprio grazie a queste smagliature nel tessuto della narrazione, grazie alla sfocatura perfettamente incarnata dalla scrittura straniante e poetica di Ornela Vorpsi, che Tamar ci costringe a dubitare dei confini che separano normalità e follia, colpa e innocenza, desiderio e rinuncia. In perfetto equilibrio tra gioia di vivere e dolore, <i>Fuorimondo</i> torna ad affrontare i temi cari all'autrice, ma ne esplora il lato più metafisico. Il ritratto di un universo abitato da fantasmi in carne e ossa, ognuno proiettato verso il suo personalissimo altrove, mentre su tutti incombe il fascino dell'altrove per definizione: perché forse andarsene per sempre, vivere solo nella memoria o nel rimorso di chi resta, è la forma più potente di esistenza.