The first English translation of an Italian poet known for his uncompromising integrity and strong leftist sympathy for the working man. Born in a sub-proletarian ghetto in Italy in 1930 under the fascist regime, Luigi Di Ruscio was an urchin running wild in the countryside, a Communist with clear anarchist leanings, a jack-of-all-trades. In 1957 he emigrated to Oslo, where he worked for forty years in a steel-wire factory, spending his evenings at the typewriter, delving with furious energy into his native Italian. Di Ruscio insisted that whereas the language of power is always a contrived, one-way fabrication, the language of the underprivileged is upfront and direct, aiming straight and sharp for the truth. Caustic as a shopfloor scouring agent, exhilarating in its overabundance, humor, and outspokenness, Selected Poems stands as a testament of tenacity, a record of class struggle, and a vital presence for our times.
Luigi Di Ruscio Pořadí knih (chronologicky)
Luigi Di Ruscio byl italský básník a spisovatel, jehož dílo je hluboce formováno jeho autodidaktickým vzděláváním a rozmanitými životními zkušenostmi. Navzdory omezenému formálnímu vzdělání se sám vzdělával v klasické literatuře, filozofii a mytologii, což silně ovlivnilo jeho jedinečný literární styl. Jeho poezie a próza se objevovaly v mnoha literárních časopisech a novinách, což dokazuje jeho trvalý přínos italské literární krajině. Di Ruscio zanechal významnou stopu svým osobitým hlasem a intelektuální zvídavostí.


Romanzi
- 551 stránek
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Luigi Di Ruscio è stato poeta e narratore. Dagli anni cinquanta è stato subito riconosciuto come un talento violento, dissacrante, che si è presto smarcato dall'etichetta sbrigativa di poeta-operaio per costruire una possente, vorticosa avventura letteraria che comincia dentro l'Italia ferita del dopoguerra. Quando Di Ruscio, nel 1957, lascia le Marche per trasferirsi in Norvegia, dove ha lavorato e costruito una famiglia, le sue prose si fanno ancora più intense e febbricitanti. La sua lingua, esiliata, si apre, si scardina, si reinventa. Il ritmo si fa convulso e netto. Non meno di scrittori come Gadda, D'Arrigo, Roversi e Pagliarani, Di Ruscio finisce per dare corpo a opere che, come dice Andrea Cortellessa, "recano su di sé le macchie, gli urti, le ferite della storia: termometri sempre in azione, segnavento che non si fermano mai; e che, così a lungo esposti all'infuriare degli eventi, si rivelano anche accumulatori, giacimenti, immensi archivi viventi d'una storia che continua a passare senza essere mai passata del tutto". "Palmiro", "Cristi polverizzati", "Neve nera" e "Apprendistato", raccolti per la prima volta insieme in questo volume, ben corrispondono a quelle che l'autore ha chiamato "memorie romanzesche" - una complessa, beffarda immagine dell'Italia degli anni cinquanta, l'unica Italia che lo scrittore ha di fatto conosciuto.