Friedrich Nietzsche nannte ihn den »witzigsten aller Moralisten, ohne den die Französische Revolution ein viel dümmeres Ereignis gewesen« wäre. Nicolas de Chamfort war nicht nur einer der geistreichsten und charmantesten Denker, er war sicher auch einer der tragischsten seiner Zeit. Seine Gedanken, Maximen und Reflexionen, die hier erstmals vollständig versammelt sind, bilden das Herzstück eines schillernden literarischen, philosophischen und revolutionären Werks, das schnell über die Grenzen Frankreichs hinaus berühmt und einflussreich wurde. Für Albert Camus verbirgt sich hinter diesen Texten ein »verheimlichter Roman«: In seinen kritischen Beobachtungen des revolutionären Geschehens stecke nichts weniger als »eine Geschichte der Einsamkeit«. Sein Werk spiegelt die extreme Biografie des Sohns einer Adligen und eines Dompfarrers wider, in der sich die gesellschaftliche Zerrissenheit der Französischen Revolution verkörpert, die er miterlebte und austrug. Seine geistige und rhetorische Schärfe ebenso wie seine politische Integrität machten ihn zu einem bedeutenden Wortführer seiner Zeit und besiegelten schließlich sein Schicksal. Chamforts lebenslanges Außenseitertum und sein selbstgewählter Leidensweg spielen sich in seinem Tod noch einmal ab: Im Angesicht seiner Verhaftung versucht er sich das Leben zu nehmen und diktiert den Gendarmen seinen Todeswunsch, den er mit seinem eigenen Blut signierte.
Nicolas de Chamfort Knihy
Francouzský spisovatel Sébastien-Roch Nicolas, známější jako Chamfort, proslul svými vtipnými aforismy a bonmoty. Jeho dílo často zkoumá lidskou povahu a společenské absurdity s pronikavým postřehem a ironií. Chamfortova stručná a úderná forma jeho zápisů z něj činí nadčasového pozorovatele lidských slabostí.


Massime e pensieri. Caratteri e aneddoti
- 400 stránek
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Forse nessun protagonista del Secolo dei Lumi ha condiviso ed espresso come Nicolas de Chamfort (1740-1794) le contraddizioni, gli entusiasmi, lo spirito critico e le cadute dell'intelletto settecentesco. Già rampante aristocratico (ma di incertissima origine), protetto del Principe di Condé e dello stesso Luigi XVI, l'esuberante scrittore percorse fulmineamente la carriera del libertino di genio finché i rovesci della sorte, spingendolo anche alla causa rivoluzionaria, non lo trasformarono in una maschera, e in un lucidissimo, talora crudele testimone delle malattie morali di un'epoca che fondò la coscienza del relativo. Questa tormentata raccolta di «Massime e pensieri», specchio di una vita dispersa e dispersa essa stessa alla morte di Chamfort, illustra con inarrivato acume il volto più oscuro e nevrotico del XVIII secolo; per quanto piegata alla costante ricerca dei bagliori della Verità fra i sipari di una società-teatro dove recitano la Reggenza e le figure di Watteau, i vagheggini di Marivaux e i liberali di Montesquieu, gli atei del d'Holbach e i supremi eroi del «Contratto sociale». Alle dense formule di Chamfort dunque, a questo inventario spirituale dell'Ancien Régime e alla sua fantasmagoria verbale dobbiamo il privilegio di un'osservazione assolutamente indipendente sui fatti che condussero alla Rivoluzione, analizzati alla luce di una sensibilità così vigile da far apparire sovrumane le sue intuizioni. Si spiega insomma il fascino che l'autore ebbe a esercitare nel tempo sui suoi pochi lettori: fra tutti Chateaubriand, Stendhal, Schopenhauer e Nietzsche, che ne fecero uno dei simboli dell'ambiguo confronto di sogno e ragione fluito nell'alveo della coscienza critica e morale della civiltà moderna.