44 Falsi raccoglie la maggior parte degli apocrifi di Michele Serra scritti, a partire dall’85, per Tango e per Cuore. 26 sono già stati pubblicati in Visti da lontano (Mondadori 1987) e 18, i più recenti, sono inediti. In questo gioco letterario del pastiche e del falso, in cui Serra ha precedenti illustri – da Proust a Luciano da Folgore, a Paolo Vita Finzi – l’imitazione dello stile è spesso solo accennata: l’apocrifo diventa per Serra un grimaldello che gli consente di accedere a qualunque luogo satirico. Ne risulta un bel campionario – scrive Goffredo Fofi nella prefazione – di divi dell’establishment politico-culturale, o meglio politico-giornalistico, o meglio dell’establishment senza più. Un panorama di questi anni pesticciati e melmosi”, la cui logica è forse destinata a durare, tra la inacidita collosità della politica e scosse provvisorie di un esplosivo horror internazionale.”
Nel giardino di una casetta rossa, nella quieta campagna dei dintorni di Helsinki, un’esile vecchietta sta annaffiando la sua aiuola di violette. Le rondini volteggiano cinguettando, i calabroni ronzano, un gatto sonnecchia nel prato. Ma l’idillio, ahimè, è solo apparente: la vita tranquilla di Linnea Ravaska, ottuagenaria vedova di colonnello, è avvelenata da una banda di malfattori che piomba regolarmente ogni mese dalla capitale per estorcerle la magra pensione. Lo snaturato nipote Kauko e i suoi degni accoliti, Jari e Pera, non si accontentano di derubarla, ma devastano tutto quanto si trovano davanti, torturano il gatto, picchiano per gioco, saccheggiano, sporcano, distruggono, senza che Linnea osi ribellarsi, fino al fatidico giorno in cui il troppo è troppo. Costretta da Kauko a firmare un testamento a suo favore, la colonnella, terrorizzata di aver siglato la propria condanna, chiama la polizia e fugge a Helsinki dal vecchio amico medico di famiglia. La guerra è dichiarata, e la vendetta del trio infernale potrebbe trasformarsi in un incubo degno di Arancia Meccanica , se Paasilinna, da vero virtuoso della comicità, non preferisse la via della farsa, del divertimento e del paradosso per esprimere le sue critiche a una società di cui vede lucidamente i mali, le ipocrisie e i problemi. Vecchiaia dimenticata, gioventù emarginata, scontro generazionale, sgretolamento delle istituzioni, droga, alcolismo, AIDS: si può scorgere in filigrana tutto nelle rocambolesche peripezie della simpatica vecchietta, che gira armata di una parabellum d’ordinanza e di una siringa di veleni letali, per essere sempre pronta a scegliere la via del suicidio pur di sfuggire alle grinfie dei suoi aguzzini. Se finirà a farne un uso casuale quanto radicale nei loro confronti, sono il suo candore, la sua ingenua crudeltà e la sua strenua difesa della propria dignità le sue vere armi, e la brutalità di Arancia Meccanica si trasforma in un ilare Arsenico e vecchi merletti , con un pizzico di Kaurismäki: con le loro magiche dosi di umorismo e di geniale inventiva, le pozioni di Paasilinna restano sempre irresistibili e felicemente intossicanti.
Siamo nel 2467 e da diverse generazioni sono i robot a prendere ogni decisione, mentre un individualismo esasperato regola la vita dell'uomo: la famiglia è abolita, la coabitazione vietata e ogni persona assume quotidianamente un mix di psicofarmaci e antidepressivi. I suicidi sono in aumento, non nascono più bambini e la popolazione mondiale sta avviandosi all'estinzione. Simbolo e guardiano dello status quo è Spofforth, androide di ultima generazione che agogna un suicidio che gli è però impedito dalla sua programmazione. A lui si contrapporranno Paul Bentley, un professore universitario che, riscoperta casualmente la lettura dimenticata da tempo, grazie ai libri apprende l'esistenza di un passato e la possibilità di un cambiamento, e Mary Lou, che sin da piccola ha rifiutato di assumere droghe pur di tenere gli occhi aperti sulla realtà.Tevis si muove dall'incrocio di queste tre vite creando una distopia postmoderna sulle inquietudini dell'uomo, dove la tecnologia senza controllo si trasforma da risorsa in pericolo. Prefazione di Goffredo Fofi. Con una nota di Jonathan Lethem.