Politeama
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L'ultimo, struggente romanzo di Fante considerato il suo testamento. Sotto le luci miserabili e iperboliche della Mecca del cinema, Arturo Bandini sogna il successo di scrittore mentre con la mano sinistra scrive pessime sceneggiature che non vedranno mai la luce. Potrebbe essere la premessa di una tragedia: ma come sempre, in bocca a Bandini, tutte le tragedie finiscono in commedia - la commedia umana, atea, materialista del desiderio e della speranza e dei sogni di Bunker Hill. Anche in quest'ultimo capolavoro colpisce l'inconfondibile voce fantiana - un impasto di humour, candore e cattiveria - che ne ha fatto uno scrittore amatissimo dal pubblico anche dei piú giovani che in lui, nel suo alter ego Arturo Bandini, hanno riconosciuto il prototipo di tutti gli sbandati-sognatori che hanno popolato la letteratura, non solo americana, dei nostri anni.
In un'Italia allucinante e bellissima, con un Nord e un Sud più simili di quanto sembri, conflitti arcaici e squallori postmoderni, Amelio rappresenta l'utopia della nascita di una famiglia alternativa alla putrefazione dei legami tradizionali. Due bambini (lei ancora piccola, costretta a prostituirsi dalla madre, lui piccolissimo, silenzioso, gonfio di dolore e orgoglio offeso di fratello maschio costretto a osservare impotente il dramma della sorella) e un carabiniere, semplice e indifeso, che deve tradurre (termine burocratico e involontariamente comico usato in continuazione durante tutta la storia) i due piccoli da Milano ad un orfanotrofio del Sud. Il viaggio si trasforma in un ritorno alle origini e alle consuetudini. Si crea una sorta di strana famiglia, dove l'affetto piano piano affiora con semplicità tra mille difficoltà e spesse incrostazioni di dolore e diffidenza.Una vicenda di grande poesia, un affresco lucidissimo della nostra realtà.