La nostra civiltà è nata in Grecia. Leggere le opere di Erodoto e Tucidide significa risalire alle origini della cultura occidentale, ripercorrere le tappe dell’evoluzione di concetti come città, politica, democrazia; ma significa anche contemplare la parabola di una nazione che, piccola e divisa, riuscì a sconfiggere il più potente impero dell’epoca e, divenuta ricca e potente, finì con l’annientare un’intera generazione in una disastrosa guerra fratricida. Le Storie di Erodoto (485-425 a.C. ca.) fanno rivivere il fascino del favoloso Oriente, l’eterno mistero dell’Egitto e la grandiosa saga delle guerre persiane, attraverso pagine indimenticabili che rievocano l’epopea dei Trecento di Leonida alle Termopili, l’empia arroganza del re persiano Serse, l’audacia di Temistocle a Salamina. Raccontando la guerra del Peloponneso che, cinquant’anni dopo le guerre persiane, spaccò a metà il mondo greco, Tucidide (460-400 a.C. ca.) si interrogò sui meccanismi che muovono la storia, sulla moralità del potere, sulla giustizia dei forti e la giustizia dei deboli: questioni sempre attuali perché, “essendo la natura umana quel che è, torneranno prima o poi a ripetersi con modalità simili”. Il saggio introduttivo di Domenico Musti, scritto appositamente per questa edizione, traccia un profi lo della storiografi a greca e analizza i princìpi e i criteri ideologici delle opere qui presentate.
Claudio Moreschini Pořadí knih (chronologicky)


Minima - 9: Il manuale di Epitteto
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Quando Leopardi informò l’editore Stella di Milano, il 9 dicembre 1825, di aver completato la traduzione in volgare del Manuale di Epitteto, l’opera era già ben nota e apprezzata tra i dotti. Era stata oggetto di significativi studi filologici, soprattutto in Inghilterra e Germania, e tradotta diverse volte in Italia da autori come Salvini, Pagnini, Giovio e Lapi. Leopardi non “scoprì” né “rivalutò” il Manuale, ma riuscì a rendere l’arduo greco dell’originale in una forma fluida e accessibile, che ancora oggi si legge con facilità. Inoltre, conferì all’opera una nuova rilevanza, in sintonia con il suo progetto filosofico, ben rappresentato nelle Operette morali. Redatto in un breve periodo con grande dedizione, questo “lavoruccio” era particolarmente caro a Leopardi, sia per il suo contenuto morale e filosofico, sia per la sua riuscita stilistica. Tuttavia, il poeta non ebbe mai la soddisfazione di vederlo pubblicato: la prima edizione, curata da Antonio Ranieri, apparve solo nel 1854, otto anni dopo la sua morte.