Tento autor zkoumá hluboké otázky lidské existence skrze čočku kulturní antropologie a filozofie dějin. Jeho práce se zabývá základními principy lidského poznání a povahou pravdy. Věnuje se také vlivu velkých filozofických myšlenek na naše chápání světa. Jeho interdisciplinární přístup nabízí jedinečný pohled na složitost lidské zkušenosti a dějin.
Kniha Znepokojivý host: Nihilismus a mládež je první prací italského psychologa a filosofa Umberta Galimbertiho (nar. 1942), která vychází v češtině. Jejím ústředním tématem jsou kulturní příčiny a důsledky hodnotové neukotvenosti mladých lidí v západním světě.
Galimberti předkládá mrazivou analýzu kritického stavu, v němž se vnitřní svět mladého člověka v naší společnosti nachází, ale nabízí také - byť pouze v náznacích - možná východiska.
Práce je uvedena kritickou studií Zdenky Sokolíčkové.
"Das große Buch der Gefühle" erklärt 50 Emotionen von Angst bis Zuversicht für Kinder ab 10 Jahren. Umberto Galimberti und Anna Vibarelli beleuchten, wie man Gefühle erkennt, empathisch wird und die Psychologie der Emotionen versteht. Illustriert von Alessandra De Cristofaro regt es zum Nachdenken an.
I contributi di Husserl, Heidegger e Jaspers vengono richiamati in questo volume per chiarire la posizione epistemologica della psicologia, che mira alla "comprensione" dell'uomo piuttosto che alla "spiegazione" del suo comportamento. Questa distinzione implica che non si possano applicare senza cautela i modelli e i metodi delle scienze naturali all'ambito umano, evitando così di ridurre l'uomo a un semplice evento naturale, come fatto dalla psichiatria classica e dalla psicoanalisi, in contrasto con la pratica terapeutica. Sostituendo il dualismo cartesiano con una visione fenomenologica che si concentra sull'immediatezza del mondo della vita, la psicologia deve descrivere le relazioni evidenti tra corpo e mondo, e le significazioni che esse esprimono, piuttosto che spiegare i complessi rapporti tra psiche e corporeità. Per una psicologia fondata fenomenologicamente, sia il "sano" che l'"alienato" appartengono allo stesso mondo, anche se l'alienato vive con strutture percettive e comportamentali diverse. Qui, la differenza non rappresenta una "dis-funzione", ma una "funzione" di una specifica strutturazione esistenziale, ovvero un modo di essere-nel-mondo e di progettare, nonostante le difficoltà.
L’Occidente ha due radici: il mondo greco e la tradizione giudaico-cristiana. Per quanto dischiudano orizzonti completamente diversi, entrambi descrivono un mondo dotato di ordine e stabilità. Ma noi viviamo nell’età della tecnica. È finito l’incanto del mondo tipico degli antichi. È finito anche il disincanto dei moderni, che ancora agivano secondo un orizzonte di senso e un fine. La tecnica non tende a uno scopo, non apre scenari di salvezza, non svela la verità: la tecnica funziona. L’etica, come forma dell’agire in vista di fini, celebra la sua impotenza. Il mondo è ora regolato dal fare come pura produzione di risultati.L’unica etica possibile, scrive Umberto Galimberti, è quella del viandante. A differenza del viaggiatore, il viandante non ha meta. Il suo percorso nomade, tutt’altro che un’anarchica erranza, si fa carico dell’assenza di uno scopo. Il viandante spinge avanti i suoi passi, ma non più con l’intenzione di trovare qualcosa, la casa, la patria, l’amore, la verità, la salvezza. Cammina per non perdere le figure del paesaggio.
Giovinezza e intelligenza, felicità e amore materno. E poi moda e tecnica, sicurezza e potere e ancora mercato, crescita economica, nuove tecnologie... Sono i miti del nostro tempo, le idee che più di altre ci pervadono e ci plasmano come individui e come società. Quelle che la pubblicità e i mezzi di comunicazione di massa propongono come valori e impongono come pratiche sociali, fornendo loro un linguaggio che le rende appetibili e desiderabili. I miti sono idee che ci possiedono e ci governano con mezzi che non sono logici, ma psicologici, e quindi radicati nel profondo della nostra anima. Sono idee che noi abbiamo mitizzato perché non danno problemi, facilitano il giudizio, in una parola ci rassicurano. Eppure occorre risvegliarsi dalla quiete apparente delle nostre idee mitizzate, perché molte sofferenze, molti disturbi, molti malesseri nascono proprio dalle idee che, comodamente accovacciate nella pigrizia del nostro pensiero, non ci consentono più di comprendere il mondo in cui viviamo. Per recuperare la nostra presenza al mondo dobbiamo allora rivisitare i nostri miti, sia quelli individuali sia quelli collettivi, dobbiamo sottoporli al vaglio della critica, perché i nostri problemi sono dentro la nostra vita, e la nostra vita vuole che si curino le idee con cui la interpretiamo.
Come al solito, non sono mai le virtù, ma sempre i vizi, a dirci chi è l'uomo. Umberto Galimberti analizza i vizi capitali: Accidia, Avarizia, Gola, Invidia, Ira, Lussuria, Superbia. Questi vizi, identificati come "abiti del male" da Aristotele e come "opposizione della volontà dell'uomo alla volontà divina" nel Medioevo, si trasformano in espressioni della tipologia umana nell'Età dei lumi e, nel Novecento, in manifestazioni psicopatologiche. Galimberti osserva che i vizi escono dal mondo morale per entrare in quello patologico, diventando malattie dello spirito. In questo contesto storico, ambienta i vizi nel panorama contemporaneo, in conflitto tra la funzionalità dell'età della tecnica e l'urgenza dell'etica. Analizza anche le tendenze comportamentali che possono essere definite "nuovi vizi": sociopatia, spudoratezza, consumismo, conformismo, sessomania, culto del vuoto, voluttà dello shopping e dipendenza dalla mercé, tutte correlate al dissolvimento della personalità. Questi nuovi vizi negano il modello "vizioso" e, inquadrandoli come tali, si offre la possibilità di discuterne, per essere consapevoli e non confondere i disastrosi inconvenienti della modernità con i suoi valori.
Nel 2007, Umberto Galimberti ha esplorato il disagio giovanile, attribuendolo a una crisi culturale piuttosto che a crisi psicologiche legate all'esistenza. Secondo lui, il futuro che la cultura dell'epoca presentava ai giovani era incerto e non motivante, contribuendo a un senso di nichilismo. A distanza di anni, la situazione non è cambiata molto, se non per una parte di giovani che ha evoluto il "nichilismo passivo" in un "nichilismo attivo". Questi giovani non ignorano l'atmosfera pesante del nichilismo, ma si impegnano attivamente per non spegnere i propri sogni. La parola ai giovani raccoglie le loro voci, evidenziando il bisogno di essere ascoltati. Spesso, i giovani si sentono incompresi dai genitori e dagli insegnanti, temendo che le risposte che ricevono non rispecchino le loro inquietudini e problemi. Pertanto, si rivolgono a un ascoltatore esterno, non per risolvere le loro difficoltà, ma per avere un punto di vista alternativo che renda le loro sfide meno drammatiche e più affrontabili.
Dalla psicologia all'estetica, dalla psicanalisi alla pedagogia, il nostro mondo travagliato e la bellezza irrazionale dell'anima negli scritti divulgativi del noto saggista, docente di filosofia teoretica all'Università di Venezia. Un viaggio affascinante nell'universo dello spirito e della cultura con la guida di un intellettuale di grande profondità e originalità.
Un libro affascinante e fondamentale, la proposta di una psicologia che, togliendo la scissione anima/corpo su cui si fonda, cominci a pensarsi contro se stessa. "Dalla 'follia del corpo' di Platone alla 'maledizione della carne' nella religione biblica, dalla 'lacerazione' cartesiana della sua unità alla sua 'anatomia' ad opera della scienza, il corpo vede proseguire la sua storia con la sua riduzione a 'forza-lavoro' nell'economia dove più evidente è l'accumulo del valore nel segno dell'equivalenza generale, ma dove anche più aperta diventa la sfida del corpo sul registro dell'ambivalenza."(dall'introduzione).