Post-religiosi, atei e materialisti: nell’Occidente secolarizzato, sembra mancare l’atteggiamento più semplice: credere. Questa scelta è in via d’estinzione? Non è così, poiché il bisogno di Dio riemerge drammaticamente in tutto il mondo. Si sostiene comunemente che la religione sia stata creata per consolare l'uomo della sua mortalità. Ma se così fosse, perché tutte le religioni offrono visioni inquietanti, come il giudizio finale e l’aldilà? La religione affronta il senso della vita e si collega alla nostra libertà, essendo la sua ultima difesa. Il ritorno a Dio diventa quindi necessario per contrastare il totalitarismo in tutte le sue forme. La religione non può essere esclusa dalla sfera pubblica; riflettere sulla sua opportunità implica riflettere sulla giustizia, che è fondamentale per l’ordinamento del mondo e la nostra convivenza. Un importante filosofo esplora la necessità della religione, distaccandosi da figure come Nietzsche e Heidegger, e lo fa da laico, riconoscendo l'importanza dei contenuti religiosi nella vita. Questo percorso profondo, che coinvolge anche poeti e scrittori come Hölderlin e Dostoevskij, mette in guardia dai pericoli del relativismo e dell’etica utilitaristica. Al centro, una domanda cruciale: possiamo davvero fare a meno della verità sull’uomo e sul mondo che solo la religione può comunicare?
Sergio Givone Pořadí knih (chronologicky)


ET Scrittori: Nei mari estremi
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All'apice della sua arte narrativa, Lalla Romano si confronta in questo romanzo con le cose ultime della vita, le più alte e insieme più quotidiane. <i>Nei mari estremi</i> racconta i «quattro anni» dell'incontro e dell'innamoramento - fino al matrimonio - con Innocenzo, che sarebbe stato il compagno di tutta un'esistenza. E poi racconta la sua morte, preceduta dai «quattro mesi» intensi della malattia. Un <i>memoir</i> costruito come un susseguirsi di variazioni musicali, che descrivono l'amore e la morte nei loro aspetti più segreti, materiali, fisici. Una sinfonia intima composta da quei momenti in cui si gioca il rischio supremo, che sono - scrive Lalla Romano - «quasi sottratti al tempo, in quanto appartengono al suo margine, alla sua fine, o soltanto vi alludono».