Knihobot

Gabriele Del Grande

    19. květen 1982
    Mamadou va a morire
    Dawla. La storia dello Stato islamico raccontata dai suoi disertori
    • Dawla, in arabo, significa Stato ed è il termine usato dagli affiliati dello Stato islamico per riferirsi alla loro organizzazione. Gabriele Del Grande intraprende un avventuroso viaggio dal Kurdistan iracheno fino al suo arresto in Turchia, raccontando storie intrecciate all’ascesa e alla caduta dello Stato islamico. La narrazione inizia nel 2005, nei sotterranei del carcere di massima sicurezza di Saydnaya, in Siria, e attraversa eventi cruciali come la rivoluzione del 2011, la guerra contro al-Asad, il ritorno del Califfato e gli attentati in Europa. Del Grande, con uno stile narrativo coinvolgente, presenta una galleria di personaggi le cui vite si intrecciano con la geopolitica. Tra di essi, un manifestante siriano che, deluso dalla corruzione dell’Esercito Libero, si arruola nel Dawla, dove diventa un agente dei servizi segreti e emiro della polizia morale. Un hacker giordano, attratto da profezie apocalittiche, finisce in una prigione segreta del Dawla. Un avventuriero iracheno, ingaggiato da un ex colonnello, si addentra nei servizi segreti del Dawla, responsabili di pianificare attacchi in Europa. Questo libro straordinario racconta storie intense e complesse, affrontando il scomodo punto di vista dei carnefici, senza giustificare, ma cercando di rispondere alla questione della banalità del male.

      Dawla. La storia dello Stato islamico raccontata dai suoi disertori
      4,6
    • Mamadou va a morire

      La strage dei clandestini nel Mediterraneo - Seconda edizione prima ristampa

      • 160 stránek
      • 6 hodin čtení

      Dal 1988 oltre 12.000 giovani sono morti tentando di espugnare la fortezza Europa. Vittime dei naufragi, ma anche del caldo del Sahara, degli incidenti di tir carichi di uomini, delle nevi sui valichi, dei campi minati e degli spari della polizia. Mamadou va a morire è il racconto coraggioso di un giovane giornalista che ha seguito per tre mesi le rotte dei suoi coetanei lungo tutto il Mediterraneo, dalla Turchia al Maghreb e fino al Senegal, nello sforzo di custodire i nomi e la memoria di una generazione vittima di una mappa. Il suo è anche un grido d'allarme su una tragedia negata, che chiama in causa l'Europa, i governi africani e le società civili delle due sponde del Mar di Mezzo.

      Mamadou va a morire
      4,3