Adriano Sofri je italský esejista, novinář a spisovatel, jehož díla se ponořují do složitosti politické a společenské historie. Jeho psaní často zkoumá témata viny, spravedlnosti a osobní odpovědnosti s pronikavým intelektuálním přístupem. Sofriho styl se vyznačuje hlubokou reflexí a schopností proplétat osobní zkušenosti s širšími sociopolitickými komentáři. Jeho texty nabízejí jedinečný pohled na temná období italské historie a jejich přetrvávající dopady na současnost.
Eine Kulturgeschichte des Nagels? des Knotens? Das hört sich nach einem Buch für Liebhaber und Spezialisten an. Aber hier geht es nicht um Kuriositäten, hier geht es ums Ganze. Denn Sofri kann zeigen, daß damit eine Unterscheidung auf dem Spiel steht, die ebenso fundamental ist wie die vertrauten Gegensätze weiblich/männlich oder rechts/links. Es handelt sich um uralte, tief in der Geschichte der Menschheit verwurzelte Figuren. Und es stellt sich heraus, daß beide Erfindungen, die der Klinge und die der Schlinge, aufs engste mit dem Kampf der Geschlechter und mit dem Unterschied zwischen der linken und der rechten Seite zusammenhängen. Kein Wunder also, daß Sofris Buch auch eine politische Dimension eröffnet.
Questo libro è un guazzabuglio. Tratta di Niccolò Machiavelli. Di grandi questioni, e storie piccole, a cominciare da un avverbio di due sillabe che introduce allo stupro frustrato del principe sulla Fortuna. Di Tupac Shakur che andò in carcere e si rinominò Makaveli, in tempo per essere ammazzato. Di Machiavelli che si metteva nei panni di tutti, del papa, dell’imperatore, del Valentino, del capopopolo dei Ciompi e del giovane amante di successo – e perfino nei propri. Tratta anche della politica nel mondo di oggi, di uomini e donne, del ritorno alle origini, alla leggenda di San Francesco e a quella della Costituzione. Della successione, di un papa che succede a un altro abolendo la morte di papa, di un presidente della repubblica che succede a se stesso, di rivoluzionari, agenti segreti e avventurieri che diventano monarchi ereditari senza dichiararlo, e di capi di stato democratici che fondano dinastie. Delle madri costituenti. Di padri ricchi che diseredano i figli e di figli ricchi che rinunciano all’eredità dei padri. Dell’idea di rifare tutto di nuovo, principe nuovo, nuovi sudditi, ripartendo dal marmo grezzo, dalla carta bianca, dai montanari svizzeri, col rischio di finire alla Cambogia di Pol Pot. Dell’odio per la città di Sarajevo, e della crociata contro la montagna di fra’ Dolcino, antenato dei NoTav. Dell’esercizio di riscrittura di un capitolo del <i>Principe</i> come se si fosse trattato di una Principessa, per esempio Caterina Sforza, che quando le tolsero i figli per tenerli in ostaggio si sollevò la veste e gridò che aveva con che farne degli altri, gesto che eclissa le stragi di Cesare Borgia. Della fissazione di Machiavelli per le armi proprie, e della mia per la polizia internazionale. Di come si vive il resto della vita dopo che si è perduto tutto. Della volpe che incontro di notte sulla strada di San Casciano, proprio la stessa volpe di Machiavelli, e di un muletto impazzito cui il segretario volle restituire la libertà, perché al mondo c’è posto per tutti. A. S.
Adriano Sofri raccoglie in questo volume scritti "di varia umanità" pubblicati su giornali e quotidiani, come "Panorama", "Il Foglio", "la Repubblica", "Diario", "Noi-Donne". Testi di varia natura, accomunati dal momento in cui sono stati composti: dal 1997, l'anno in cui Sofri entrò in prigione, al maggio 2002.