V prostředí skal a ledovců jsou postupně nalezena v pozici embrya tři zmučená těla. Rituální vraždy, nebo dílo šílence?
Na druhém konci Francie dojde k nevysvětlitelné krádeži dvacet let staré školní kartotéky, podivnému vniknutí do místní hrobky.
Vyšetřování vedou nezávisle na sobě dva policisté, maximálně rozdílní, ovšem jen zjevem.
Jednotlivé střípky mozaiky do sebe postupně zapadají, napětí nejen neochabuje, ale stále narůstá.
Skutečně vynikající thriller, přeložený už do 12 jazyků. V zájmu autentičnosti se ovšem autor občas nemůže vyhnout hrubému vyjadřování některých osob, krvavým scénám apod.
Richard se po roce studia na univerzitě zařadí mezi elitní kroužek pěti studentů studujících řečtinu u skvělého pedagoga Juliána Morrowa. Není lehké se mezi tyto studenty dostat, protože tvoří uzavřenou skupinu v rámci univerzity. Richard je zcela nadšený výukou, profesorem i svými novými přáteli: Charlesem a Kamilou, Francisem, Edmundem (Bunny) a Henrym. Tráví spolu téměř veškerý čas, víkendy tráví ve Francisově domě na venkově, ale Richard vycítí, že studenti mají i aktivity, které před ním tají...
At the invitation of the Swiss ornithologist, Max Boehm, a young French academic, Louis Antioch, agrees to undertake a journey tracing the flight of the stork in order to solve the mystery of the birds' disappearance. But before the trip, Boehm dies of a heart attack in suspicious circumstances.
«L’esperienza che passa di bocca in bocca è la fonte a cui hanno attinto tutti i narratori. E fra quelli che hanno messo per iscritto le loro storie, i più grandi sono proprio quelli la cui scrittura si distingue meno dalla voce degli infiniti narratori anonimi» scrisse Walter Benjamin nel suo saggio su Leskov. Ed è la voce che torniamo a sentire – una «gradevole e manierata voce di basso» – appena il «viaggiatore incantato» comincia a raccontare le peripezie della sua esistenza. Siamo su un battello che naviga sul lago Ladoga e il narratore ci appare come «un uomo di enorme statura, con un viso abbronzato ed aperto e folti capelli ondulati d’un color di piombo». Le sue avventure, anche le più sconcertanti, e improbabili, non sono mai cercate, ma precipitano su di lui come eventi della natura. La morte lo sfiora più volte, ma sempre per rifiutarlo. La vita lo usa per un suo disegno, oscuro a tutti salvo alla madre morta, che aveva promesso il figlio a Dio. Presto ci accorgiamo che potremmo ascoltare senza fine le storie di quest’uomo «che aveva molto veduto» e non pretendeva di sapere. Le sue parole spiccano sul fondo dorato della vecchia Rus’ di Kiev, immoto e solenne, ma le storie stesse sono un pulviscolo vorticoso. Entrano ed escono di scena vagabondi e prostitute, padroni e mercanti, principi e cavalieri nomadi – e infine, incidendosi nella memoria, la zingara Gruša, simile a «una serpe lucente». Leskov non era uomo che amasse le teorie. Ma dietro questa inarrestabile dispersione e frantumazione di casi si avverte un azzardo teologico che risale a Origene e alle prime dottrine della Chiesa ortodossa: l’esigenza che tutto sia salvato, anche i suicidi senza confessione. E con la storia di un seminarista suicida si era avviato questo folto corteo. Landolfi tradusse <i>Il viaggiatore incantato</i>, quasi controvoglia, a cavallo fra il 1962 e il 1963, ma – come talvolta accade – raggiungendo un risultato magistrale: il tono dell’oralità è qui presente dalla prima all’ultima frase, come se tutto il libro fosse un unico respiro. <i>Il viaggiatore incantato</i> è del 1873, mentre la traduzione di Landolfi apparve per la prima volta nel 1967.